Pubblicato il Maggio 15, 2024

Rispettare l’Area Marina Protetta di Portofino non è subire un divieto, ma applicare una logica di tutela per preservare un asset biologico di valore inestimabile.

  • Ogni azione, dall’ancoraggio alla scelta della crema solare, ha un impatto diretto e misurabile sull’ecosistema.
  • Le regole non sono punitive, ma strumenti operativi per garantire la sopravvivenza di habitat fragili come la Posidonia e il coralligeno.

Raccomandazione: Agite sempre come custodi, non come semplici visitatori. La responsabilità di questo patrimonio è nelle vostre mani, in mare come a terra.

L’Area Marina Protetta di Portofino è un gioiello del Mediterraneo, un patrimonio la cui bellezza mozzafiato attira ogni anno diportisti, subacquei e bagnanti. Molti arrivano qui cercando un’immersione nella natura, ma spesso, senza volerlo, rischiano di comprometterla. Si sente parlare di divieti, di Zone A, B e C, di multe salate per un’ancora calata nel punto sbagliato o per una semplice escursione in una caletta. La reazione comune è vedere queste norme come una fastidiosa limitazione alla propria libertà.

Ma se la vera chiave non fosse semplicemente “conoscere le regole”, ma comprendere la logica di tutela che le sottende? In qualità di Comandante, la mia missione non è solo far rispettare la legge, ma spiegare il perché di ogni singola disposizione. Questo non è un semplice elenco di divieti. È un manuale operativo per trasformare ogni visitatore in un guardiano consapevole di questo paradiso. Un approccio che va oltre il timore della sanzione e abbraccia la responsabilità di proteggere un bene comune.

In questa guida, analizzeremo le normative non come imposizioni, ma come procedure strategiche. Esamineremo le conseguenze ecologiche di gesti apparentemente innocui, dall’ancoraggio all’uso di una crema solare, e forniremo le alternative operative per un impatto zero. L’obiettivo è dotarvi della conoscenza necessaria per godere appieno di questo luogo magnifico, diventandone parte attiva della sua conservazione, in mare, sulla costa e persino nell’entroterra.

Questo documento è strutturato come un briefing operativo. Ogni sezione affronta un aspetto critico della fruizione dell’area, spiegando il rischio, la logica della norma e la procedura corretta da seguire per una visita responsabile e senza sorprese.

Perché l’ancora sulla Posidonia Oceanica fa danni irreparabili (e come evitarlo)?

La Posidonia oceanica non è un’alga, ma una vera e propria pianta marina che forma vaste praterie sottomarine. Questo habitat è il polmone del Mediterraneo: produce ossigeno, assorbe CO2 e offre riparo e nutrimento a centinaia di specie. Consideratelo un asset biologico primario. Quando un’ancora viene calata su una prateria, non si limita a spostare qualche foglia: sradica le piante, ara il fondale e lascia una cicatrice che impiegherà secoli a guarire, se mai lo farà. L’effetto di un singolo ancoraggio errato, moltiplicato per migliaia di imbarcazioni, è devastante. Parliamo di danni che, secondo un recente studio del WWF, hanno già compromesso oltre 50.000 ettari di Posidonia oceanica nel 2024.

La logica di tutela è quindi chiara: proteggere queste foreste sottomarine è una priorità assoluta. Per questo motivo, l’ancoraggio libero nelle zone più sensibili è severamente vietato. La soluzione operativa non è un divieto totale, ma un sistema di gestione controllata. L’Area Marina Protetta di Portofino ha affrontato il problema in modo proattivo, come dimostra il suo sistema di ormeggio.

Studio di caso: Il sistema di gavitelli ecologici dell’AMP Portofino

L’Area Marina Protetta di Portofino ha implementato un sistema di oltre 100 gavitelli ecologici prenotabili tramite l’app ‘AMP Portofino’. Questi gavitelli consentono un ormeggio sicuro senza che ancore o catene tocchino il fondale. Sono differenziati per dimensione dell’imbarcazione (rossi per unità da 7.5 a 24 metri, bianchi per natanti sotto i 7.5 metri). La prenotazione, gestibile via app, VHF canale 9 o telefono, ha un costo variabile (da 20 a 100 euro al giorno) che finanzia la manutenzione del sistema e la tutela dell’area. Questo approccio garantisce zero impatto sui fondali e totale sicurezza legale per il diportista.

La procedura corretta, quindi, non è cercare un punto “libero” dove calare l’ancora, ma pianificare l’ormeggio utilizzando gli strumenti messi a disposizione. Consultate le carte nautiche (come Navionics) che segnalano i posidonieti, utilizzate app come Donia per visualizzare le praterie e, soprattutto, prenotate un gavitello. Se i gavitelli non sono disponibili, l’unica opzione è ancorare su fondale sabbioso, ben riconoscibile dal colore azzurro chiaro dell’acqua, a distanza di sicurezza dalla prateria, identificabile dal colore verde scuro o blu intenso.

Filtri chimici o fisici: quale crema solare non uccide i coralli e i pesci?

La protezione della pelle dai raggi UV è un’esigenza non negoziabile. Tuttavia, la scelta della crema solare ha un impatto diretto e devastante sull’ambiente marino. Molti prodotti contengono filtri chimici come Oxybenzone e Octinoxate. Una volta in acqua, queste sostanze agiscono come interferenti endocrini per la fauna marina e sono una delle cause principali dello sbiancamento dei coralli, un fenomeno che porta alla morte di interi reef. Pensare che la piccola quantità spalmata sul proprio corpo sia irrilevante è un errore di valutazione: l’effetto è cumulativo.

La logica di tutela impone di scegliere prodotti che proteggano noi senza avvelenare il mare. Le alternative esistono e sono i filtri fisici (o minerali), principalmente a base di Ossido di Zinco e Biossido di Titanio. Attenzione però: non tutti i filtri fisici sono uguali. È fondamentale scegliere formulazioni “non-nano”. Le particelle nanometriche, infatti, sono così piccole da poter essere ingerite da microrganismi e coralli, entrando nella catena alimentare. È un dettaglio cruciale, spesso trascurato dal marketing. Infatti, si stima che solo il 20% delle creme solari vendute come ‘reef-safe’ siano realmente sicure per i coralli secondo i nuovi test.

Composizione macro di coralli sani accanto a texture di sabbia con crema solare minerale

La scelta operativa è quindi precisa: leggere attentamente l’INCI (la lista degli ingredienti) del prodotto prima dell’acquisto e dell’uso. Cercate la dicitura “Ossido di Zinco (non-nano)” o “Biossido di Titanio (non-nano)” e scartate qualsiasi prodotto contenga Oxybenzone, Octinoxate, Octocrylene o filtri nano. Il confronto seguente chiarisce le differenze in modo inequivocabile.

Questa tabella, basata su un’analisi comparativa recente, riassume i criteri di scelta per una protezione solare veramente amica del mare.

Filtri solari chimici vs fisici: impatto ambientale
Tipo Filtro Ingredienti Principali Impatto Marino Raccomandazione
Filtri Chimici Oxybenzone, Octinoxate, Octocrilene Interferenti endocrini, causano sbiancamento coralli EVITARE
Filtri Fisici Nano Ossido di Zinco nano, Biossido di Titanio nano Microparticelle ingerite dalla fauna marina EVITARE
Filtri Fisici Non-Nano Ossido di Zinco non-nano, Biossido di Titanio non-nano Sicuri per l’ambiente marino CONSIGLIATI

Toccare o guardare: come osservare le stelle marine senza ucciderle per una foto?

Durante un’immersione o una sessione di snorkeling, l’incontro con una stella marina colorata è un momento emozionante. L’istinto, alimentato dal desiderio di una foto ricordo, è spesso quello di prenderla in mano, magari tirandola fuori dall’acqua per pochi istanti. Questo gesto, apparentemente innocuo, è quasi sempre letale per l’animale. La logica di tutela si basa su un principio biologico fondamentale che pochi conoscono.

Come spiega in modo inequivocabile il Dr. Giorgio Bavestrello del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Genova:

Le stelle marine respirano attraverso piccole protuberanze sulla pelle chiamate papule dermali. Tirarle fuori dall’acqua anche per 10 secondi equivale a soffocarle, causando danni irreversibili al loro sistema respiratorio.

– Dr. Giorgio Bavestrello, Università di Genova – Dipartimento di Scienze della Terra

L’aria provoca un’embolia gassosa nei loro delicati tessuti, un danno invisibile ma fatale. Inoltre, la semplice manipolazione può trasferire batteri dalla nostra pelle e causare stress all’animale, compromettendone il sistema immunitario. La regola è quindi perentoria: guardare e non toccare. L’osservazione passiva è l’unica procedura corretta per interagire con la fauna marina. Ciò significa muoversi lentamente, mantenendo una distanza di sicurezza e lasciando che siano gli animali ad avvicinarsi, se lo desiderano.

Per ottenere fotografie spettacolari non è necessario toccare. Utilizzate un’asta telescopica per la vostra action cam per avvicinarvi senza disturbare e disattivate sempre il flash, che può stressare e disorientare la fauna. La soddisfazione più grande non deriva da una foto in cui si tiene in mano un animale morente, ma dallo scatto che cattura il suo comportamento naturale nel suo habitat. La vera connessione con la natura si manifesta nel rispetto, non nel possesso.

Vostro piano d’azione: Tecnica dell’osservazione passiva

  1. Movimenti lenti: Muoversi in acqua con gesti fluidi e controllati per non apparire come una minaccia.
  2. Distanza di sicurezza: Mantenere sempre una distanza minima di 1 metro da qualsiasi organismo marino.
  3. Nessun inseguimento: Rimanere fermi e osservare. La curiosità potrebbe spingere l’animale ad avvicinarsi.
  4. Respirazione calma: Ridurre le bolle e il rumore per non spaventare la fauna circostante.
  5. Fotografia rispettosa: Usare aste telescopiche per avvicinarsi e disattivare categoricamente il flash.

L’errore di raccogliere “solo una conchiglia” che altera l’ecosistema

“È solo una conchiglia, cosa vuoi che sia?”. Questo pensiero comune è alla base di un danno ecologico significativo. La logica di tutela si scontra qui con un errore di percezione: sottovalutare l’impatto cumulativo di un’azione individuale. La singola conchiglia raccolta sembra insignificante, ma l’Area Marina Protetta di Portofino accoglie oltre 500.000 visitatori l’anno. Se anche solo una frazione di essi compisse questo gesto, il risultato sarebbe la rimozione di centinaia di migliaia di elementi fondamentali dall’ecosistema.

Le conchiglie vuote non sono “rifiuti” del mare; sono una risorsa cruciale. Svolgono due funzioni vitali. In primo luogo, sono le “case” per molte specie, in particolare per i paguri. Senza un’adeguata disponibilità di conchiglie di varie dimensioni, queste popolazioni non possono crescere e prosperare, con un effetto a cascata su tutta la catena alimentare. In secondo luogo, dissolvendosi lentamente, le conchiglie restituiscono al mare il carbonato di calcio, un “mattone” essenziale che altri molluschi, crostacei e alghe coralline utilizzano per costruire i propri gusci e scheletri. Rimuoverle significa interrompere questo ciclo vitale.

Paguro che abita una conchiglia vuota sul fondale marino sabbioso

La procedura corretta è semplice e assoluta: non raccogliere nulla. Né conchiglie, né sassi levigati, né sabbia. Ammirate, fotografate, ma lasciate ogni elemento al suo posto. Il miglior souvenir che potete portare a casa è il ricordo di un ambiente intatto, contribuendo a mantenerlo tale per chi verrà dopo di voi e, soprattutto, per gli organismi che dipendono da esso.

Studio di caso: Il ruolo ecologico delle conchiglie vuote

Nell’Area Marina di Portofino vivono oltre 15 specie di paguri che dipendono dalle conchiglie vuote per la loro sopravvivenza. Uno studio ha dimostrato che la rimozione del 30% delle conchiglie disponibili in un’area limitata causa una riduzione del 60% della popolazione locale di paguri entro sei mesi. Questa diminuzione ha effetti a cascata, poiché i paguri sono una fonte di cibo per altre specie e contribuiscono a tenere puliti i fondali. Ogni conchiglia lasciata sulla spiaggia è una potenziale casa o un mattone per la costruzione di nuovo ecosistema.

Quando prenotare l’ingresso alle calette protette per non restare fuori

L’accesso ad alcune delle baie più iconiche, come San Fruttuoso, è regolamentato da un numero chiuso. Questa non è una misura per creare esclusività, ma una necessità logistica per gestire la pressione antropica. Un numero eccessivo di imbarcazioni e persone in uno spazio ristretto non solo riduce la qualità dell’esperienza per tutti, ma aumenta il rischio di danni ambientali, il rumore e l’inquinamento. La logica di tutela è quindi quella di contingentare gli accessi per garantire la sostenibilità sia ecologica che turistica.

Ignorare questa logica e arrivare sperando di “trovare un posto” è la ricetta per la frustrazione, specialmente in alta stagione. La procedura corretta richiede pianificazione. Per le aree a numero chiuso come San Fruttuoso, è imperativo prenotare l’ormeggio con largo anticipo, non appena le prenotazioni aprono (spesso con settimane o addirittura mesi di preavviso per i periodi di punta come agosto). L’app ufficiale dell’AMP e i siti dei consorzi locali sono gli unici canali affidabili per queste operazioni.

Studio di caso: Il sistema di contingentamento di San Fruttuoso

La baia di San Fruttuoso applica un numero chiuso con un massimo di 40 imbarcazioni al giorno in alta stagione. Il sistema prevede gavitelli differenziati per dimensione: il lato di levante è riservato ai natanti sotto i 7.5 metri, mentre quello di ponente ospita imbarcazioni fino a 24 metri. I costi, che variano da 30 a 150 euro al giorno, sono proporzionali all’impatto potenziale e finanziano il servizio. In caso di esaurimento posti, è vietato ancorare in baia. Le alternative sono la visita via terra o l’esplorazione di altre aree, come Cala dell’Oro (dove è consentito solo lo snorkeling e non l’ancoraggio), nel rispetto delle normative specifiche di ciascuna zona.

Per la baia di Paraggi, invece, la regola è ancora più stringente: dal 1° maggio al 30 settembre è una zona interdetta alla navigazione e all’ancoraggio, riservata esclusivamente alla balneazione per garantire la massima sicurezza. La pianificazione è l’unica strategia vincente:

  • San Fruttuoso: Le prenotazioni aprono 30 giorni prima tramite il Consorzio San Fruttuoso. Per il mese di agosto, è necessario prenotare non appena le disponibilità vengono rilasciate.
  • Cala degli Inglesi: Dispone di 9 gavitelli gratuiti per natanti, assegnati secondo il principio “primo arrivato, primo servito”. Richiede di arrivare la mattina presto.
  • Paraggi: Interdetta alla navigazione in estate. L’accesso è solo via terra.
  • Alternative: Esplorate Punta Chiappa (raggiungibile via mare) o scoprite le calette lungo il sentiero costiero da Camogli.

Ecolabel o Green Key: quali certificazioni alberghiere garantiscono vera sostenibilità?

La responsabilità di un visitatore non termina quando mette piede a terra. Anche la scelta della struttura ricettiva ha un impatto significativo. Molti hotel si promuovono come “green” o “eco-friendly”, ma non tutte le affermazioni sono supportate da azioni concrete. La logica di tutela in questo contesto è quella di imparare a decifrare le etichette ambientali per distinguere il vero impegno dal “greenwashing”.

Esistono certificazioni serie che si basano su criteri rigorosi e verifiche di terze parti. Tra le più affidabili in Europa troviamo l’Ecolabel UE, che valuta l’intero ciclo di vita del servizio (energia, acqua, rifiuti, sostanze chimiche), e la Green Key, un marchio internazionale che si concentra sulla gestione operativa e sulla formazione del personale. In Liguria, esiste anche il Marchio Ospitalità Italiana, che, pur non essendo esclusivamente ambientale, premia le strutture che valorizzano i prodotti locali e tutelano il territorio. Fidarsi di queste etichette è un buon punto di partenza, ma un comandante sa che è necessario guardare oltre il logo.

Come sottolinea Mauro Randone del WWF Mediterranean Marine Programme:

Non fidarti solo del logo. Un hotel veramente sostenibile pubblica report annuali, ha una politica plastica zero verificabile e collabora con operatori locali certificati. Il logo è l’inizio, non la fine della ricerca.

– Mauro Randone, WWF Mediterranean Marine Programme

La procedura corretta consiste nel fare una piccola indagine prima di prenotare. Visitate il sito dell’hotel: pubblica dati sui suoi consumi? Descrive azioni concrete come l’eliminazione della plastica monouso, l’installazione di pannelli solari o l’uso di prodotti a km 0 nel ristorante? Una struttura veramente impegnata è trasparente e orgogliosa di comunicare i suoi risultati.

La seguente tabella, basata su dati ufficiali come quelli della Gazzetta Ufficiale, offre una sintesi delle principali certificazioni.

Confronto certificazioni ambientali alberghiere
Certificazione Focus Principale Criteri Chiave Validità
Ecolabel UE Ciclo di vita prodotti/servizi Energia, acqua, rifiuti, sostanze chimiche Tutta Europa
Green Key Gestione operativa 13 criteri ambientali, formazione staff Internazionale
Marchio Qualità Liguria Eccellenza locale Prodotti km 0, tutela territorio Regionale

L’errore di entrare in centro storico seguendo il navigatore ciecamente

L’accesso al borgo di Portofino via terra è una delle sfide logistiche più note. Affidarsi ciecamente al GPS è l’errore più comune e costoso che un visitatore possa fare. I navigatori satellitari, infatti, spesso non sono aggiornati in tempo reale con le normative delle Zone a Traffico Limitato (ZTL). Seguire le loro indicazioni porta quasi inevitabilmente a varcare un accesso controllato da telecamere, con una multa garantita che può variare da 80 a oltre 300 euro.

La logica dietro una ZTL così severa, attiva 24 ore su 24 per i non residenti, non è punitiva, ma protettiva. Il borgo di Portofino ha una struttura urbanistica delicata, con strade strette e spazi limitati, incompatibile con un elevato flusso di traffico veicolare. La ZTL è uno strumento essenziale per ridurre l’inquinamento acustico e atmosferico, migliorare la vivibilità per i residenti e garantire la sicurezza dei pedoni. Il sistema di mobilità integrato terra-mare è stato progettato per scoraggiare l’uso dell’auto privata, che ha portato a una riduzione del 70% del traffico nel centro.

La procedura corretta richiede di ignorare il navigatore una volta giunti nelle vicinanze e di affidarsi esclusivamente alla segnaletica stradale e a una strategia logistica pianificata. La soluzione più efficiente è lasciare l’auto in un’area esterna e utilizzare i mezzi pubblici, in particolare i battelli.

Checklist: La vostra strategia per evitare multe a Portofino

  1. Verifica segnaletica: All’ingresso del borgo, fidarsi solo dei cartelli fisici che indicano la ZTL, ignorando le indicazioni del GPS.
  2. Parcheggio strategico: Lasciare l’auto a Santa Margherita Ligure (il parcheggio multipiano della stazione è un’ottima opzione) o a Rapallo.
  3. Trasporto via mare: Utilizzare il servizio di battelli del Consorzio Marittimo del Tigullio da Santa Margherita (ogni 30 min, circa 7€ A/R) o Rapallo.
  4. Consapevolezza orari: Ricordare che la ZTL di Portofino per i non residenti è sempre attiva, tutto l’anno, 24h/24. Non ci sono “finestre” di accesso libero.
  5. Pianificazione alternative: In caso di mare mosso, considerare il servizio di autobus di linea che collega Santa Margherita Ligure a Portofino.

Da ricordare

  • La Posidonia è una pianta, non un’alga. Ancorarci sopra è come disboscare una foresta secolare.
  • La crema solare con filtri chimici o fisici “nano” è un veleno per i coralli. Scegliete sempre filtri fisici “non-nano”.
  • La protezione dell’ecosistema è una catena: ogni anello, dalla conchiglia sul fondale al sentiero sulla collina, è fondamentale.

Come organizzare un trekking di più giorni sull’Appennino senza lasciare tracce (Leave No Trace)?

La tutela dell’Area Protetta di Portofino non si limita alla costa. Il promontorio è attraversato da una rete di sentieri spettacolari che si snodano sull’Appennino ligure, offrendo viste mozzafiato sul mare. Anche qui, il comportamento di ogni singolo escursionista determina lo stato di salute dell’ambiente. La filosofia da adottare è quella del “Leave No Trace” (Non lasciare tracce), un protocollo internazionale basato su sette principi che mirano a minimizzare l’impatto umano negli ambienti naturali.

La logica di questo approccio è semplice: godere della natura lasciandola esattamente come la si è trovata, se non meglio. Questo va oltre il semplice “non gettare rifiuti”. Significa, ad esempio, camminare esclusivamente sui sentieri segnati. Tagliare per le scorciatoie, infatti, accelera l’erosione del suolo. Come ricorda l’Ente Parco di Portofino:

Un comportamento sbagliato sui sentieri costieri, come tagliare per le scorciatoie, causa erosione. Questa terra finisce direttamente in mare, intorbidendo l’acqua e soffocando la Posidonia e le gorgonie che ammiriamo dall’alto.

– Ente Parco di Portofino, Guida ai sentieri del Promontorio

Questo dimostra come l’ecosistema terrestre e quello marino siano strettamente collegati. La procedura corretta per un trekking responsabile si basa sui 7 principi del Leave No Trace, adattati al contesto specifico del Parco di Portofino:

  1. Pianifica e prepara: Studia il percorso sui sentieri ufficiali del Parco (es. Camogli-San Fruttuoso). Controlla il meteo e porta acqua a sufficienza.
  2. Viaggia e accampati su superfici durevoli: Resta sempre sui sentieri battuti. Evita le scorciatoie che danneggiano la vegetazione e causano erosione.
  3. Smaltisci i rifiuti in modo appropriato: Riporta a valle TUTTI i tuoi rifiuti, compresi gli scarti organici come bucce di frutta, che alterano la dieta della fauna selvatica e l’ecosistema locale.
  4. Lascia quello che trovi: Non raccogliere fiori, piante, rocce o qualsiasi altro elemento naturale.
  5. Riduci al minimo l’impatto dei fuochi: I fuochi sono severamente vietati in tutto il Parco. Per cucinare, utilizza esclusivamente fornelletti da campeggio a gas.
  6. Rispetta la fauna selvatica: Osserva gli animali da lontano. Non dar loro da mangiare e non disturbarli.
  7. Sii rispettoso degli altri visitatori: Modera il rumore per non disturbare la quiete del luogo e la fauna. Cedi il passo agli altri escursionisti sui sentieri stretti.

Per chiudere il cerchio della tutela, è essenziale comprendere e applicare i principi di un'escursione a impatto zero.

Applicare queste direttive in mare, sulla costa e sui sentieri è il segno di un vero rispetto per l’ambiente. La vostra visita può lasciare un’impronta positiva, dimostrando che turismo e conservazione non solo possono coesistere, ma possono rafforzarsi a vicenda. Per mettere in pratica questi consigli, il prossimo passo consiste nell’ottenere le informazioni aggiornate e pianificare la vostra visita tramite i canali ufficiali.

Scritto da Beatrice Salvi, Storica dell'arte e paesaggista, esperta in valorizzazione del territorio e turismo sostenibile. Promuove la riscoperta delle tradizioni locali, dell'artigianato e della biodiversità orticola.