Pubblicato il Marzo 15, 2024

Contrariamente a quanto si pensa, il problema non è il mantenimento di corsia, ma il non capire come “dialoga” con noi.

  • La sensazione di “lotta” al volante nasce spesso da sistemi di primo livello (LKA) che correggono bruscamente, a differenza dei più moderni sistemi di centraggio (LTA).
  • La chiave è passare da una guida passiva a una “supervisione attiva”, anticipando le reazioni dell’auto e comunicando chiaramente le proprie intenzioni.

Raccomandazione: Invece di disattivare il sistema, impara a conoscere la sua “soglia di intervento” e usalo come un partner, mantenendo sempre la responsabilità e il controllo visivo della strada.

La scena è familiare a molti guidatori di auto moderne: stai guidando tranquillamente in autostrada, forse ti sposti leggermente all’interno della tua corsia, e all’improvviso senti il volante opporre resistenza, cercando di “raddrizzarti”. Questa sensazione di “litigare con il volante” è una delle frustrazioni più comuni legate ai sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS), tanto che molti, infastiditi, cercano subito il tasto per disattivare tutto. È un gesto comprensibile, ma che ci priva di un alleato prezioso per la sicurezza.

Spesso si pensa che la soluzione sia semplicemente spegnere il sistema o imparare a memoria la procedura sul manuale. Si discute dell’obbligatorietà della ricalibrazione dopo la sostituzione del parabrezza o di quale sia la distanza giusta da tenere con il Cruise Control Adattivo. Questi sono aspetti importanti, ma non colgono il punto centrale. Il vero problema non risiede nella tecnologia in sé, ma nell’incomprensione del suo funzionamento e del suo “linguaggio”. L’auto non sta cercando di importi la sua volontà, ma di interpretare le tue intenzioni basandosi sui dati che riceve dai suoi sensori.

E se la chiave per smettere di combattere fosse, invece, imparare a dialogare con la tua auto? Questo articolo non è il solito manuale d’uso. È una guida strategica per trasformare la tua percezione degli ADAS. Non vedremo questi sistemi come copiloti autonomi o avversari fastidiosi, ma come interpreti che necessitano di istruzioni chiare da parte del vero e unico comandante: tu. Impareremo a distinguere i diversi tipi di intervento, a capire i limiti dei loro “occhi” elettronici, a comprendere perché la calibrazione è una questione di precisione millimetrica e, soprattutto, a sviluppare una mentalità di “supervisione attiva” che ti permetterà di sfruttare al 100% la tecnologia, senza mai delegare la tua responsabilità.

In questa analisi approfondita, esploreremo le diverse sfaccettature dei sistemi di assistenza alla guida, fornendo strumenti pratici e concettuali per rendere la collaborazione uomo-macchina più fluida e sicura. Scopriremo insieme come trasformare ogni viaggio in un’esperienza di guida più rilassata e consapevole.

Correzione di emergenza o guida assistita: quale sistema ti aiuta davvero in autostrada?

La frustrazione di “litigare” con il volante nasce spesso da un’incomprensione fondamentale: non tutti i sistemi di mantenimento della corsia sono uguali. Pensare che ogni “Lane Assist” funzioni allo stesso modo è come confondere chi ti urla un avvertimento con chi ti prende delicatamente per mano. Per instaurare un dialogo uomo-macchina efficace, il primo passo è capire con chi stai parlando. I sistemi si dividono principalmente in tre livelli di maturità, ognuno con un comportamento molto diverso.

Il livello più basilare è il Lane Departure Warning (LDW). Questo sistema è un semplice allarme: quando rileva che stai per superare la linea della corsia senza aver messo la freccia, emette un segnale acustico o una vibrazione sul volante. Non interviene attivamente sulla guida, si limita a richiamare la tua attenzione. È il meno invasivo, ma anche il meno utile in termini di assistenza attiva. Il secondo livello, e spesso il più “fastidioso”, è il Lane Keeping Assist (LKA). Questo sistema non si limita ad avvisare, ma applica una correzione allo sterzo per riportare il veicolo all’interno della corsia. Tuttavia, il suo intervento è spesso tardivo e brusco, dando quella sgradevole sensazione di “rimbalzo” tra le linee. È qui che nasce la lotta, perché il sistema agisce solo quando l’errore è già quasi compiuto.

Il livello più evoluto e confortevole è il Lane Centering, spesso chiamato Lane Trace Assist (LTA) o con nomi commerciali simili. A differenza dell’LKA, questo sistema non aspetta che tu sbagli. Lavora costantemente per mantenere il veicolo attivamente al centro della corsia, applicando micro-correzioni fluide e predittive allo sterzo. L’esperienza di guida diventa molto più rilassata, perché non si avverte una correzione, ma un accompagnamento. Conoscere quale di questi sistemi equipaggia la propria auto è fondamentale: con un LKA bisogna essere più tolleranti verso i suoi interventi “goffi”, mentre con un Lane Centering si può instaurare una vera e propria collaborazione.

Il seguente schema chiarisce le differenze di comportamento che puoi aspettarti dal tuo volante, a seconda della tecnologia installata.

Livelli di maturità dei sistemi di mantenimento corsia
Livello Sistema Funzione Comportamento al volante
Livello 1 LDW (Lane Departure Warning) Avviso sonoro/vibrazione Nessun intervento attivo
Livello 2 LKA (Lane Keeping Assist) Correzione ‘a rimbalzo’ Correzioni brusche e tardive
Livello 3 LTA/Lane Centering Mantenimento attivo al centro Micro-correzioni fluide e predittive

Il sistema frena davvero se un bambino attraversa all’improvviso o devi stare pronto?

La risposta breve è: devi stare pronto. Sempre. La frenata automatica d’emergenza (AEB – Autonomous Emergency Braking) è una delle innovazioni più importanti per la sicurezza stradale, ma credere che possa sostituire la vigilanza umana è un errore pericoloso. Il concetto di fiducia calibrata è essenziale: fidarsi del sistema per avere un margine di sicurezza in più, ma non affidargli mai completamente la responsabilità. L’AEB è progettato per ridurre la gravità degli impatti o, nei casi migliori, evitarli, ma i suoi “occhi” (telecamere e radar) hanno limiti fisici e interpretativi.

Un sistema AEB funziona analizzando costantemente la strada davanti a sé. Se rileva un ostacolo (un altro veicolo, un pedone, un ciclista) e calcola che una collisione è imminente senza un tuo intervento, attiva una serie di allarmi e, come ultima risorsa, applica la massima forza frenante. Funziona incredibilmente bene in molti scenari, soprattutto nel traffico in colonna. Tuttavia, esistono situazioni critiche in cui la sua efficacia è ridotta o annullata. La tecnologia non è (ancora) in grado di “prevedere” l’imprevedibile con la stessa abilità di un guidatore attento.

Le condizioni di scarsa visibilità, come nebbia fitta, pioggia battente o il sole basso all’orizzonte, possono “accecare” la telecamera. Lo stesso vale per un parabrezza sporco o ghiacciato. Inoltre, i sistemi hanno difficoltà a riconoscere ostacoli con forme o traiettorie non standard. Un bambino che spunta all’improvviso da dietro un’auto parcheggiata, un ciclista che compie una svolta diagonale o un oggetto caduto da un camion potrebbero non essere identificati in tempo, o per nulla. Anche la velocità gioca un ruolo cruciale: la maggior parte dei sistemi di rilevamento pedoni funziona in modo ottimale solo a velocità urbane, generalmente sotto i 50-60 km/h. Sopra questa soglia, lo spazio e il tempo di reazione potrebbero non essere sufficienti per evitare l’impatto.

Pertanto, l’AEB va considerato come un ultimo, potentissimo paracadute di emergenza, non come un copilota che guarda la strada al posto tuo. La tua attenzione e la tua capacità di anticipare i pericoli rimangono l’elemento di sicurezza più importante a bordo del veicolo. I sistemi ADAS aiutano, ma il guidatore comanda.

Parabrezza sostituito o paraurti verniciato: perché i sensori vanno ricalibrati obbligatoriamente?

Molti guidatori considerano la ricalibrazione degli ADAS dopo un intervento di carrozzeria come un’inutile e costosa appendice. In realtà, è una procedura di sicurezza fondamentale, non un’opzione. Per capire il perché, dobbiamo pensare ai sensori del veicolo – la telecamera montata sul parabrezza e i radar spesso nascosti dietro il paraurti – come agli occhi e alle orecchie dell’auto. Se i tuoi occhiali fossero anche solo leggermente storti, la tua percezione della profondità e delle distanze verrebbe alterata. Per gli ADAS, l’effetto è amplificato in modo esponenziale.

La precisione richiesta da questi sistemi è assoluta. Basta pensare che, come evidenziato dagli esperti di calibrazione, uno spostamento di un solo millimetro dell’asse della telecamera può tradursi in un errore di interpretazione di metri a una distanza di poche decine di metri. Questo significa che il sistema di mantenimento di corsia potrebbe “vedere” le linee in una posizione sbagliata, portando a correzioni errate o mancate. Allo stesso modo, uno strato di vernice troppo spesso sul paraurti può “assordare” il sensore radar, compromettendo il funzionamento del Cruise Control Adattivo o della frenata d’emergenza. Qualsiasi operazione che alteri la posizione o la superficie davanti a un sensore, anche in modo apparentemente insignificante, ne invalida l’affidabilità.

Ecco perché la ricalibrazione è obbligatoria. Non si tratta di un semplice reset software, ma di un processo fisico e digitale estremamente preciso, che può essere eseguito solo da officine specializzate dotate di attrezzature specifiche, come pannelli di calibrazione e strumenti laser. Il processo assicura che i “sensi” dell’auto siano perfettamente allineati con l’assetto del veicolo e con i parametri definiti dal costruttore.

Processo di calibrazione ADAS in officina con pannelli di riferimento

Ignorare questa procedura significa guidare con un sistema di sicurezza potenzialmente inaffidabile, che potrebbe non funzionare nel momento del bisogno o, peggio, intervenire in modo errato e pericoloso. Al termine di una calibrazione a regola d’arte, l’officina rilascia una certificazione che documenta l’avvenuta operazione, un documento che non solo garantisce la tua sicurezza ma ti tutela anche a livello assicurativo in caso di sinistro. La sicurezza non ammette approssimazioni.

L’errore di guardare il telefono mentre l’auto “guida da sola” che causa incidenti mortali

La tentazione è forte: l’auto si mantiene perfettamente al centro della corsia, il Cruise Control Adattivo gestisce la distanza dal veicolo che precede. Sembra il momento perfetto per controllare una notifica sul telefono, rispondere a un messaggio, o peggio, guardare un video. Questo è l’errore più pericoloso che si possa commettere con gli ADAS di livello 2, un malinteso sulla parola “assistenza” che ha già causato incidenti mortali. I sistemi attuali non rendono l’auto a guida autonoma; richiedono, al contrario, una forma di attenzione diversa e più evoluta: la supervisione attiva.

Passare da “guidatore” a “supervisore” significa cambiare mentalità. Non si è più passeggeri, ma controllori di volo che monitorano costantemente il sistema e l’ambiente circostante, pronti a intervenire non in reazione a un errore, ma in anticipo su una potenziale criticità. Il tempo “liberato” dalla guida manuale non è tempo libero per distrarsi, ma tempo guadagnato per ampliare il proprio raggio di consapevolezza: controllare più lontano sulla strada, monitorare gli specchietti, anticipare le manovre degli altri veicoli. I costruttori sono molto chiari su questo punto. Come si legge nel manuale d’uso di molti veicoli moderni:

Questa funzione non sostituisce in alcun modo la vigilanza e la responsabilità del conducente, che deve mantenere sempre il controllo del veicolo.

– Renault, Manuale E-Guide Renault Clio-5

L’affidamento eccessivo, noto anche come “over-reliance”, porta a un drastico allungamento dei tempi di reazione. Se il sistema si disattiva improvvisamente (per una linea stradale mancante, un sole accecante o un guasto), un guidatore distratto impiegherà secondi preziosi per riprendere il controllo, una latenza che a velocità autostradale può significare centinaia di metri percorsi “alla cieca”. Essere supervisori attivi significa essere pronti a riprendere il pieno controllo in meno di 3 secondi.

Piano d’azione: la checklist per una supervisione attiva

  1. Punti di contatto: mantenere sempre entrambe le mani sul volante, anche con il sistema attivo, per percepire le sue intenzioni e essere pronti a intervenire.
  2. Raccolta dati visivi: allenarsi a guardare costantemente due o tre auto più avanti per anticipare frenate e cambi di ritmo del traffico.
  3. Coerenza di guida: essere pronti a riprendere il controllo manuale entro 3 secondi da qualsiasi segnale acustico o visivo di disattivazione del sistema.
  4. Priorità mentale: utilizzare il tempo di guida assistita per “supervisionare attivamente” l’ambiente circostante (specchietti, angoli ciechi, uscite) invece di focalizzarsi su attività secondarie.
  5. Piano di integrazione: considerarsi sempre il “supervisore” responsabile del sistema, mai un “passeggero” che delega la guida.

Quando la presenza di ADAS avanzati riduce il premio della polizza auto

La diffusione dei sistemi ADAS non è solo una questione di comfort e sicurezza, ma ha anche un impatto tangibile sul portafoglio. Le compagnie assicurative, riconoscendo il ruolo di queste tecnologie nella prevenzione degli incidenti, stanno iniziando a offrire sconti sul premio della polizza RC Auto per i veicoli che ne sono dotati. Questo incentivo è destinato a diventare sempre più rilevante, soprattutto considerando che dal 7 luglio 2024 gli ADAS sono obbligatori per tutti i veicoli di nuova immatricolazione, secondo il Regolamento Europeo 2019/2144.

Tuttavia, non tutti gli ADAS hanno lo stesso “peso” agli occhi delle assicurazioni. Generalmente, i sistemi che hanno un impatto diretto e misurabile sulla riduzione della frequenza e della gravità dei sinistri sono quelli più premiati. In cima alla lista si trova la frenata automatica d’emergenza (AEB), considerata uno dei dispositivi più efficaci nel prevenire i tamponamenti, una delle tipologie di incidente più comuni. A seguire, sistemi come il monitoraggio dell’angolo cieco (Blind Spot Monitoring) e, in misura minore, il mantenimento attivo della corsia (LTA/Lane Centering) contribuiscono a formare un pacchetto di sicurezza che le compagnie valutano positivamente.

Per ottenere lo sconto, non basta dichiarare di avere gli ADAS. È necessario fornire alla propria compagnia assicurativa la documentazione che attesti la loro presenza e conformità. Solitamente, la scheda tecnica del veicolo o un certificato di conformità rilasciato dal costruttore sono sufficienti per comprovare l’equipaggiamento di serie. L’entità dello sconto varia notevolmente da una compagnia all’altra e dipende dalla tipologia e dal livello di sofisticazione dei sistemi installati. È quindi consigliabile, in fase di preventivo, informarsi specificamente sulle politiche della compagnia riguardo agli sconti ADAS e fornire tutta la documentazione necessaria.

Un aspetto cruciale da non dimenticare è la questione della responsabilità. Anche con tutti gli ADAS attivi e con uno sconto sulla polizza, il conducente rimane l’unico responsabile legale del veicolo. In caso di incidente, l’Event Data Recorder (EDR), la “scatola nera” obbligatoria sulle nuove auto, registrerà dati cruciali come velocità, uso dei freni e stato dei sistemi ADAS. Queste informazioni saranno determinanti per stabilire le dinamiche del sinistro e le eventuali responsabilità, evidenziando se il guidatore stava prestando la dovuta attenzione o se si affidava ciecamente alla tecnologia.

Corto, medio o lungo: quale gap impostare per evitare che gli altri ti taglino la strada?

L’impostazione della distanza (o “gap”) nel Cruise Control Adattivo (ACC) è uno degli aspetti più soggettivi e dibattuti. Non esiste una regolazione “giusta” in assoluto, ma una più adatta a ogni specifico scenario di guida. La scelta del gap non influenza solo la sicurezza, ma anche il comfort e la fluidità della marcia, diventando un vero e proprio strumento di comunicazione non verbale con gli altri utenti della strada. Impostare un gap troppo lungo in autostrada è un invito a nozze per chi vuole inserirsi, costringendo il nostro sistema a frenare ripetutamente. Al contrario, un gap troppo corto nel traffico intenso può generare ansia e rendere la guida meno efficiente.

La maggior parte dei sistemi ACC offre da 3 a 5 livelli di distanza, che non corrispondono a metri fissi, ma a un intervallo di tempo dal veicolo che precede (solitamente da 1 a 3-4 secondi). Questo approccio dinamico garantisce che la distanza in metri aumenti con la velocità, mantenendo costante il tempo di reazione. La scelta ottimale dipende da un’attenta valutazione del contesto: densità del traffico, velocità media e “aggressività” degli altri guidatori.

Per una guida rilassata in autostrada libera o con poco traffico, un’impostazione lunga (3+ secondi) è ideale. Massimizza il comfort, permette al sistema di gestire accelerazioni e decelerazioni in modo molto dolce e ottimizza il consumo di carburante. Il rovescio della medaglia è che lascia ampio spazio per gli inserimenti. In condizioni di traffico sostenuto, come in tangenziale o nelle ore di punta, un’impostazione media (circa 2 secondi) rappresenta il miglior compromesso. Mantiene una distanza di sicurezza adeguata ma è abbastanza ridotta da scoraggiare la maggior parte degli inserimenti, garantendo un buon equilibrio tra fluidità e sicurezza. Infine, in situazioni di coda o traffico “a fisarmonica” con continui inserimenti, un’impostazione corta (1-1.5 secondi) può essere necessaria per “difendere la posizione”. Bisogna però essere consapevoli che questa scelta riduce i margini di sicurezza, aumenta lo stress e porta a frenate e accelerazioni più brusche, con un conseguente aumento dei consumi.

Visualizzazione delle distanze di sicurezza nel traffico autostradale

La tabella seguente offre una matrice decisionale per scegliere l’impostazione più adatta a seconda della situazione, bilanciando vantaggi e svantaggi.

Matrice di decisione per impostazione gap ACC
Scenario Gap consigliato Vantaggi Svantaggi
Autostrada libera Lungo (3+ secondi) Comfort massimo, efficienza carburante Più inserimenti da altri veicoli
Tangenziale trafficata Medio (2 secondi) Equilibrio sicurezza/fluidità Richiede attenzione costante
Coda con inserimenti Corto (1-1.5 secondi) Mantiene posizione nel traffico Aumenta rischio e consumo

Quando dosare il gas in uscita di curva per non perdere aderenza col posteriore

Il dialogo con i sistemi ADAS diventa particolarmente sofisticato in curva. Qui, il mantenimento di corsia non deve solo seguire le linee, ma anche collaborare con i sistemi di controllo della stabilità del veicolo, come l’ESC (Electronic Stability Control). L’ESC è il “sistema nervoso” dell’auto, la base su cui tutti gli ADAS più complessi si appoggiano. Il suo compito è prevenire la perdita di aderenza, agendo sui freni delle singole ruote e, se necessario, tagliando la potenza del motore. Quando il mantenimento di corsia è attivo, i due sistemi lavorano in sinergia.

L’errore comune è quello di “combattere” il sistema in curva. Se si affronta una curva stretta, si potrebbe percepire il volante che “tira” per mantenere la traiettoria ideale al centro della corsia. Resistere a questa forza crea una tensione inutile. La tecnica corretta è quella di accompagnare l’azione del sistema, applicando una forza leggera e costante sul volante nella direzione desiderata. Questo comunica la nostra “intenzione di guida” e permette al sistema di capire che abbiamo il controllo, riducendo la sua invasività. È un po’ come ballare con un partner: non si tratta di chi comanda, ma di muoversi insieme.

Un altro aspetto fondamentale è la gestione dell’acceleratore in uscita di curva. Una pressione troppo brusca sul gas, specialmente con auto a trazione posteriore o molto potenti, può innescare una perdita di aderenza del retrotreno. Anche in questo caso, l’ESC interverrebbe per tagliare la potenza, ma l’ideale è evitare di arrivare a quel punto. La tecnica migliore consiste nell’applicare una leggera e progressiva pressione sul gas non appena si individua il punto di corda e si inizia a riaprire lo sterzo. Questa azione ha un doppio effetto: stabilizza l’assetto del veicolo, “caricando” leggermente il posteriore, e comunica all’auto la volontà di accelerare, permettendo una transizione più fluida tra la fase di percorrenza e quella di uscita.

È interessante notare che in alcune auto, attivando la modalità di guida “Sport”, la soglia di intervento del mantenimento di corsia e dell’ESC viene innalzata, lasciando più libertà al guidatore e intervenendo solo in caso di reale necessità. Inoltre, molti sistemi moderni utilizzano il “torque vectoring”: frenano leggermente la ruota interna alla curva per aiutare l’auto a chiudere la traiettoria, un intervento quasi impercettibile che migliora notevolmente l’agilità.

Da ricordare

  • Non tutti i sistemi sono uguali: L’esperienza di guida cambia radicalmente tra un sistema LKA (correzione a rimbalzo) e un LTA (centraggio attivo e fluido).
  • Fiducia calibrata, non cieca: Gli ADAS sono un aiuto, ma hanno limiti (visibilità, ostacoli imprevisti). Il guidatore resta il primo sistema di sicurezza.
  • La calibrazione non è un optional: Una minima deviazione dei sensori può compromettere totalmente l’affidabilità del sistema. È un intervento di sicurezza obbligatorio.

Come usare il Cruise Control Adattivo (ACC) nel traffico “stop & go” senza tamponare?

L’evoluzione del Cruise Control Adattivo ha portato alla nascita di funzioni “Stop & Go” o “Traffic Jam Assist”, progettate specificamente per la guida nel traffico congestionato. Questi sistemi rappresentano l’apice del comfort nella guida assistita, in quanto sono in grado di gestire autonomamente arresti e ripartenze seguendo il flusso del traffico. Tuttavia, anche in questo scenario apparentemente automatizzato, il ruolo del supervisore attivo rimane fondamentale per garantire la sicurezza ed evitare situazioni spiacevoli, come un tamponamento a bassa velocità.

Il principio di funzionamento combina l’ACC con il Lane Centering. L’auto mantiene la distanza dal veicolo che precede e si mantiene al centro della corsia, frenando fino all’arresto completo se necessario. La vera magia avviene alla ripartenza: se la sosta è breve, solitamente entro i 3-5 secondi, l’auto riparte in autonomia. Se la sosta si prolunga, per ragioni di sicurezza, la maggior parte dei sistemi richiede un input esplicito del guidatore per rimettersi in marcia. Questo input può essere un leggero tocco sull’acceleratore o la pressione del tasto “Resume” sul volante. È un meccanismo di sicurezza cruciale per assicurarsi che il guidatore sia ancora attento e consapevole della situazione.

Proprio questo limite di tempo è un dettaglio da conoscere e padroneggiare. Secondo le specifiche di sicurezza dei principali costruttori, superata questa breve finestra temporale, il sistema entra in standby. Se il guidatore è distratto e il traffico riparte, si crea un buco e si viene “sfilati” dalle altre auto, ma soprattutto si perde il flusso. È quindi essenziale rimanere vigili e pronti a dare l’impulso di ripartenza. Inoltre, bisogna prestare massima attenzione ai veicoli che si inseriscono all’ultimo momento nello spazio davanti a noi. Sebbene i sistemi moderni siano molto reattivi, un taglio di strada improvviso a distanza ravvicinata potrebbe non essere gestito in tempo. La regola è sempre la stessa: usare il sistema per ridurre lo stress, non per eliminare l’attenzione.

Infine, è importante distinguere tra “Traffic Jam Assist”, che opera tipicamente fino a 60 km/h, e “Highway Assist”, progettato per velocità autostradali. Usare il sistema sbagliato nel contesto sbagliato può portare a comportamenti inaspettati. Il dialogo con la macchina passa anche dalla scelta dello strumento giusto per ogni situazione.

Per sfruttare al meglio questa tecnologia nel contesto più stressante, quello urbano, è vitale conoscere le regole e i limiti della funzione Stop & Go.

Ora che hai compreso i meccanismi e le strategie per un dialogo efficace con la tua auto, il passo successivo è mettere in pratica questi concetti, trasformando ogni viaggio in un’occasione per affinare la tua collaborazione con la tecnologia e guidare in modo più sicuro e rilassato.

Domande frequenti su ADAS e assicurazione

Quali ADAS hanno il maggior impatto sulla riduzione del premio?

La frenata automatica d’emergenza (AEB) ha generalmente un peso maggiore del mantenimento di corsia nel calcolo dello sconto assicurativo, poiché previene in modo molto efficace i tamponamenti, tra gli incidenti più comuni.

Quali documenti servono per ottenere lo sconto ADAS?

Per ottenere lo sconto è necessaria la scheda tecnica del veicolo che attesti la presenza dei sistemi ADAS e la loro conformità alle normative europee. Questo documento va presentato alla propria compagnia assicurativa in fase di stipula o rinnovo della polizza.

Chi è responsabile in caso di incidente con ADAS attivo?

Il conducente rimane sempre e comunque l’unico responsabile legale del veicolo. In caso di sinistro, l’Event Data Recorder (EDR), o “scatola nera”, può determinare se il sistema era attivo e se il guidatore stava prestando la dovuta attenzione, fornendo dati cruciali per l’accertamento delle responsabilità.

Scritto da Luca Pellegrini, Giornalista automotive e collaudatore professionista, specializzato in mobilità elettrica e tecnologie ADAS. Analizza l'evoluzione del mercato auto e le tecniche di guida sicura da 20 anni.